Lagoa dos Patos. Una delle ragioni per cui ho abitato Flores, la più remota delle isole delle Azzorre. Per due mesi e frequenti piogge. Spesso le mie escursioni podistiche avevano una deviazione di 800 metri. Nella foresta. Che ricopriva alla vista l’Atlantico, in fondo, lamellato dal sole e dalla gratitudine. Scrosciando, ecco apparire le cascate. Innumerevoli, filiformi. E il lago, che le accoglie con temperanza, abitato da quell’unico uccello solitario. Ho fotografato Lagoa dos Patos. Come se non fosse davanti ai miei occhi. Ma fosse ancora la sognante idea che ne avevo prima di arrivare a Flores. Dopo aver visto le immagini trovate su Google, e che volevo adesso replicare, superare. Non fotografavo quindi un luogo, ma la speranza che lo aveva preceduto, che lo pregiudicava di una mistica bellezza. Il luogo si subordinava all’idea, non viceversa. Il 29 agosto ho fotografato Lagoa dos Patos. Molte volte, in cerca della foto compendio. Che non ho ottenuto. Al suo posto, diverse immagini, tra loro simili. Con leggere differenze, a cui mi sono affezionato.