[...] Probabilmente – come metodo per controllare l’ansia datami dalla complessità dei sistemi urbani – tendo a pensare alle stanze, ai palazzi, alle città come oggetti, li porto in alto o li posiziono in acqua, così da poterli considerare come isolati. Successivamente, passo dopo passo, comincio a collegarli alle loro necessarie infrastrutture e poi agli oggetti intorno. Collego l'atmosfera della terra, il sole, la rete elettrica, il sistema idraulico e così via, costruendo una complessità che non potrà mai essere capita per intero. Se l'opera d'arte riuscisse a mettere in atto questo esercizio di collegamento attraverso la sua presenza, avrebbe il potere di cambiare le condizioni atmosferiche dell'oggetto/stanza in cui è presentata e di creare una comprensione meno rigida della ‘stanza’, spingendosi oltre i limiti di ciò che é tipicamente definito come ‘galleria’. Come se qualcuno fosse in piedi in una nuvola di vapore che si dissolve, e stesse cercando di definirla appunto come un oggetto/stanza. [...]