Corri, diventa più forte, guarda al modo in cui il corpo cambia, pensa al risultato, io posso quantificare i progressi–sei diventato un artista migliore con l’ultimo dipinto che hai fatto? (Ora hai una mostra più grande ma il tuo lavoro è diventato più piccolo…) Io lavoro quando sono in palestra, alcune persone pensano che non la prenda sul serio Mi guardano e mi chiedono: hai tempo per andare in palestra? Dovrei chiedergli io “come fai ad avere tempo per andare in studio e fare le tue sculture?” Beh, IO CAMMINO TRE ORE AL GIORNO MI ALLENO NEL MENTRE METTO INSIEME MUSICA E IMMAGINI E QUESTO PER ME È LAVORARE. Cammino per le strade di Napoli ma sento che non riesco a rilasciare la tensione, tutti ci muoviamo a un ritmo diverso, qui capisco la mia maniera. Ogni cosa si sta muovendo più lentamente, e montare un’immagine con l’altra mi fa star male. Guardo il modo in cui le persone si muovono qui, lotto con la mia identità e origine. Se cresci a Napoli ti viene detto che sei Italiano ed Europeo, ma qui tutto sembra così distante da entrambi. Sento l’urgenza nei movimenti delle persone. C’è un assurdo senso di redenzione in alcuni oggetti, vestiti e gesti: messi in scena per aspirare a un certo status e potere sociale. Quello che indossi e come ti muovi sono il suo strumento e causa. Ho bisogno di buttarlo fuori, corro più veloce che posso sul mio Sportcity, (perché posso) perché nessuno al mondo può e ha bisogno di guidare un SH, Sportcity o T-max nel modo in cui noi lo facciamo a Napoli, disperatamente alla ricerca di qualcosa di immediato (solo noi siamo così bravi a farlo). Sono dovuta andare più in profondità, dimostrarlo.